Vita e morte nel turismo: il caso Machu Picchu e l’importanza della sostenibilità
Machu Picchu - Professor Salvatore Messina - Sito Ufficiale
giugno 12, 2016

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“Esperienze e casi di turismo sostenibile” a cura di Vito Roberto Santamato e Salvatore Messina, Franco Angeli, 2012

La capacità di capienza sostenibile è il nuovo valore fondamentale dello sviluppo turistico. Lo dimostra il caso della Città perduta degli Incas, in Perù.

Da “Risorse culturali e sviluppo del turismo: il caso Machu Picchu” di Juan Ignacio Paulido Fernandez e Yaiza Lopez Sanchez

Il seguente articolo è un estratto da “Esperienze e casi di turismo sostenibile”, pubblicazione a cura del Prof. Vito Roberto Santamato e del Prof. Salvatore Messina. Scopri di più consultando la bibliografia del Professor Salvatore Messina.

L’analisi del cosiddetto “caso Machu Picchu” è emblematica per quanto concerne la dimostrazione della necessità dell’individuazione di una “capienza sostenibile”. I due ricercatori hanno preso in esame il Santuario storico di Machu Picchu noto come “la città perduta degli Incas”. Il sito è stato scoperto dall’archeologo americano Hiram Bingham il 24 luglio 1911 in Perù, riconosciuta Patrimonio Culturale e Naturale dell’Umanità dall’Unesco nel 1983.

Ovviamente l’erosione naturale al quale il sito è sottoposto aumenta esponenzialmente con il passare del tempo a causa del surriscaldamento terrestre, dell’acidità delle piogge e dell’aumento dell’instabilità del suolo.

A tutto questo va ad aggiungersi la “pressione turistica” esercitata da un crescente numero di visitatori estremamente interessati a questo sito archeologico e che vengono richiamati costantemente da tutto il mondo. Proprio in questi contesti risulta necessario stabilire dei criteri di preservazione, conservazione e pianificazione dello sviluppo, al fine di evitare quello che nel 2004 l’UNWTO ha definito come “un sito in via di congestione turistica”.

Il Perù ha visto una crescita turistica tra 2004 e 2011 dell’83%. Per quanto riguarda le entrate in valuta estera generate dal turismo nel Paese andino, si è passati da 837 a 2.741 milioni di dollari l’anno fra 2002 e 2010 (dati Micetur, Ufficio di studi turismo e artigianato).

Questi dati riflettono un andamento più che positivo per questo settore. Può sembrare una soluzione di sviluppo per un determinato territorio, quindi può passare l’idea sbagliata che aumentare i turisti sia l’unico obiettivo di sviluppo. Ma non è così: questa evoluzione nasconde al suo interno anche insidie economiche e naturali molto pericolose.

La “congestione turistica” può essere un gravissimo deterrente per i nuovi turisti. L’esperienza di visita può essere considerata negativa rispetto alle aspettative del turista. Questa eventualità può essere causata da problemi organizzativi e di accessibilità dovuti a un aumento incontrollato degli arrivi.

Le ripercussioni di questo fenomeno negativo possono andare ovviamente oltre l’esperienza turistica, arrivando a intaccare tutto il settore turistico di una destinazione. Il rischio è di provocare problemi alle comunità locali, con un’eccessiva pressione sulle infrastrutture, scarse risorse, concorrenza non costruttiva. Fino alla generazione di danni materiali agli attrattori che non beneficiano di una adeguata sorveglianza e salvaguardia.

Al fine di evitare questo problema gestionale esistono diverse misure da prendere a discrezione degli organi organizzativi della destinazione. Principalmente si tratta di stabilire una adeguata strutturazione delle responsabilità all’interno della catena di comando e della categoria gestionale: aumentare la comunicazione tra gli organi; creare un sistema di licenze per gli operatori; controllare le fasi di arrivo e diversificare l’offerta di ingresso al sito in modo da incanalare il flusso.

Tutto questo deve partire da un miglioramento delle strutture esistenti, con un adeguamento delle infrastrutture e della gestione del traffico. Ma anche migliorare il sistema informativo e la segnaletica, migliorare gli accessi ai siti e ampliare le zone di stazionamento e ingresso (UNWTO, 2004).

In sostanza, come ha sostenuto Jean-Didier Urbain nel 1997, il turismo può essere “sia un principio di vita e di sviluppo che un principio di morte e distruzione”. Per questo è importante calibrare l’amalgama in ottica sostenibile e sistemica al fine di indirizzare tutto il settore verso la collaborazione e la prolificazione economica di sviluppo nel medio e lungo termine senza mettere in pericolo l’attrattore stesso.

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